Fiori di Bach: HOLLY E WILD OAT TRA LUCE ED OMBRA

I catalizzatori che fanno emergere i nostri lati oscuri

Holly e Wild Oat sono due piante che Bach consiglia di usare quando non si hanno chiari i rimedi floreali da assumere o somministrare.


Ne parlo da un punto di vista erboristico che definirei tradizionale, cioè proprio di quell’erborista che sa che il macrocosmo e il microcosmo si riflettono l’uno nell’altro, vede le piante come un qualcosa di integro che non si può schematizzare né separare in diversi principi attivi: esseri facenti parte di una Unità organica in cui cielo, terra, piante, animali ed uomo formano una rete dinamica di numerose sincronie reciproche, corrispondenze e relazioni.

Questa visione di un collegamento profondo fra la pianta, l’uomo e l’universo in cui vivono mi ha portato anche a percepire il perché ( e mi prendo la responsabilità di un’interpretazione personale) le due piante di Holly e Wild Oat possono essere da Bach indicate come catalizzatori per altri fiori.

Diversi testi di floriterapia ne parlano, ma senza dare mai una spiegazione precisa, se non che Holly è più adatto alle persone attive e piene di forza e Wild Oat a quelle tranquille e passive.

Per capire tutto ciò basta vedere il portamento delle due piante: Holly, arbusto o albero sempreverde, eretto, alle bacche rosse e dalle foglie coriacee che, soprattutto nelle giovani piante, sono dentate e pungenti; Wild Oat, pianta erbacea una graminacea che, diversamente dalle piante della sua famiglia che si tendono dritte nel sole, ha spighe flaccide che si piegano verso terra e  ama l’ombra.

Ma c’è di più: queste piante, nel ritmo della natura, sono collegate a due momenti ben precisi dell’anno. Holly è una pianta antica per la nostra terra: è legata  – grazie  anche alla sua segnatura in cui l’elemento freddo (le piante sempreverdi sono saturnie) nasce il calore (le spine, il colore rosso delle bacche) – ai riti prima pagani e poi cristiani del Natale.
Wild Oat è anche lei pianta antica, e come tutte quelle della sua famiglia, le graminacee, pianta solare (sembrano raggi di sole piantati in terra, pensate al grano) ci  parla delle estati lunghe e chiare, del sole di mezzanotte, e di San Giovanni, il 24 giugno che ne segna il punto culminante.

Le due feste, Natale e San Giovanni, non sono che celebrazioni fatte dall’uomo e due momenti particolari dell’anno, quelli del solstizio d’inverno e del solstizio d’estate. Nella visione arcaica del mondo, l’anno era diviso in due parti: quella in cui il buio prevale sulla luce e il freddo sul calore, e la parte in cui la luce prevale sul buio e il calore sul freddo. Nei punti dove questi due opposti si toccano, l’uno sembra essere nel suo culmine rispetto all’altro; proprio in quel momento, invece, avviene il cambio di polarità. Questi sono momenti magici per l’uomo e la natura.
E’ nelle notti dopo il solstizio d’inverno, quando l’oscurità e il freddo sono più profondi, che la luce e l calore vengono concepiti; da allora in poi, infatti, le giornate iniziano ad allungarsi.
L’antica festa pagana del Sole Invitto (che poi è divenuta Natale) era la festa del Sole che non veniva sconfitto dal buio, la luce che pian piano cresceva riscaldava i cuori degli uomini (come Holly  nella sua funzione di rimedio floreale riscalda d’amore il cuore chiuso, “congelato” dalla gelosia e dall’invidia).
Dall’altro lato, quando le giornate di luce sono al loro culmine, nelle calde estati, ecco San Giovanni, il 24 giugno, per gli antichi romani la festa di Fors-Fortuna, dedicata a tutti coloro che erano fuori dalle regole della cìvitas, gli  stranieri, quelli che non avevano lavoro o famiglia, gli emarginati, nel tentativo di esorcizzare il non conosciuto, l’incerto, l’irrazionale, il caos (la Fortuna è la dea bendata che colpisce senza sapere dove), il buio e il freddo che da allora in avanti avrebbero preso il sopravvento sulle forze del calore e della luce A(come Wild Oat nella sua funzione di rimedio floreale esorcizza il buio dell’incertezza e fa trovare la vocazione, la luce che indica la strada).

Ecco che queste due piante, che nella loro segnatura sono legate sia al calore che al freddo, nel legame con i due momenti magici dell’anno, quando i due poli si  toccano e si invertono, sviluppano la loro capacità catalizzatrice, pianta saturnìna con un cuore solare), quando nel massimo del buio nasce la luce; ai più melanconici Wild Oat (pianta solare con un cuore saturnino), quando nel massimo della luce si genera il buio.

Bach sapeva benissimo tutto questo, noi non possiamo fare altro che ringraziarlo per avercene fatto un dono meraviglioso con la creazione dei suoi rimedi.

Marta Marini
Erborista