L'ANSIA PUO' DIVENTARE UN RICHIAMO PER LA COSCIENZA

Mi è stato chiesto di parlare di ansia dal punto di vista psichiatrico: arduo compito, dovendolo fare in poche righe. Mi ci proverò e voi perdonatemi se non sarò esaustiva. Tanto per cominciare, bisogna dire che l’ansia nonn è per forza di cose patologica, anzi fa parte dei nostri meccanismi difensivi nelle situazioni di pericolo in cui abbiamo bisogno di chiamare a raccolta tutta l’attenzione e la vigilanza di cui disponiamo. Diventa patologica solo quando non è motivata o risulta esagerata rispetto allo stimolo. In questi casi è per lo più anche disfunzionale, nel senso che invece di renderci più capaci e presenti ci allontana dalla realtà, presi come siamo dalla nostra paura. Ma anche quando è disfunzionale e non si capisce da dove venga, è comunque portatrice di nuove consapevolezze, se la stiamo ad ascoltare.

Così ce ne parla James Hillman: “La paura, in quanto è uno dei modelli istintuali di comportamento, in quanto partecipa della “saggezza del corpo”, per usare l’espressione di Cannon, ci offre una connessione con la natura (Pan) eguale alla fame, alla sessualità o all’aggressione. La paura come l’amore, può diventare richiamo per la coscienza; si incontra l’inconscio, l’ignoto, il luminoso e incontrollabile restando in contatto con la paura, che eleva dal cieco panico istintuale del gregge al sagace, astuto, riverente sgomento del pastore.” (J. Hillmann: “Saggio su Pan” ed. Adelphi, p. 737).
Ma vediamo cosa si dice in psichiatria sull’ansia. Premettiamo che può essere un sintomo di altre patologie ben più gravi come le depressioni e le psicosi, che come tali devono essere riconosciute e curate; nelle recenti classificazioni (DSM IV) l’ansia viene così definita;
1. disturbo da attacchi di panico: forte e improvvisa angoscia di morte con sintomi quali soffocamento, vertigini, tremore, tachicardia. Dura pochi minuti ma lascia la persona esausta e spaventata;
2. fobie: paura immotivata per oggetti, animali, situazioni che abitualmente non suscitano ansia. Si tende ad evitare lo stimolo fobico;
3. disturbo ossessivo-compulsivo: grave disturbo invalidante il cui la persona è in preda ad ossessioni (pensieri ricorrenti e incontrollabili) e a compulsioni (azioni rituali “indesiderate” che devono essere fatte per controllare l’angoscia) della cui assurdità si è consapevoli;
4. e 5. Disturbo post-traumatico da stress e disturbo da stress acuto: ansia generata da precedenti traumi. Come non pensare a Star of Bethlehem?
6.  Disturbo d’angoscia generalizzata: stato di perenne apprensione.
A lungo bisognerebbe  parlare di ciascuno, ma non ci è possibile in questa sede; vorrei però ancora ricordare che l’ansia è solo un aspetto del disagio, e la persona va vista nella sua globalità ed  all’interno della sua storia di relazione; solo così potremo cogliere il significato funzionale del sintomo.
Per esempio un uomo può essere rassicurato dalla agorafobia (paura di uscire da soli e di stare in luoghi affollati) dalla moglie, che per questo l’attende paziente a casa. Dove sta la patologia? Chi la alimenta? Chi dobbiamo curare?
Inoltre, come detto, non va sottovalutata la possibilità che l’ansia sia solo la punta dell’iceberg e nasconda più gravi disturbi, sia fisici che psichici.

Maria Antonietta Balzola